L'EuroCav. ci ha preso gusto

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sta prendendo gusto alla politica europea, che in passato gli provocava soltanto noia e fastidio. Sarà anche perché la crisi internazionale costringe le sonnacchiose istituzioni del Vecchio continente a darsi una mossa.
20 OTT 08
Ultimo aggiornamento: 06:05 | 18 AGO 20
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Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sta prendendo gusto alla politica europea, che in passato gli provocava soltanto noia e fastidio. Sarà anche perché la crisi internazionale costringe le sonnacchiose istituzioni del Vecchio continente a darsi una mossa, il che porterebbe a riesumare l’antica battuta: “Quando il gioco si fa duro, i duri incominciano a giocare”. Oppure la spiegazione potrebbe venire dalla convinzione di Berlusconi, noto per avere come obiettivo quello di “rivoltare come un calzino” la politica italiana, che quell’obiettivo è ormai minimale, e che quindi bisogna porsene uno anche più impegnativo, insomma è un po’ come passare dal campionato alla Champions League.
In Europa, come d’altronde nel G8, Berlusconi esercita la funzione di “decano”, grazie anche alle sue ormai lunghe consuetudini con i grandi della terra si può permettere di gigioneggiare un po’ con i colleghi arrivati più tardi, la diplomazia delle pacche sulle spalle sarà pure originale, ma funziona eccome. Per giunta alla Commissione europea, che ai tempi di Romano Prodi si presentava con il volto arcigno del censore, ha assegnato il ruolo di intendenza che seguirà, pare con un certo successo. Per l’Italia la nuova passione europea del suo premier rappresenta un’opportunità per tornare a esercitare un ruolo negli affari internazionali e di far sentire il peso dei suoi interessi, invece di limitarsi a registrare passivamente le decisioni dei tecnocrati di Bruxelles e di Francoforte.
Sarà bene approfittare del momento per rendere un po’ più strutturale l’attualmente effimera presenza italiana nelle strutture europee, ma intanto il cambio di passo del Cav. ha già mutato il panorama. E’ successo sul patto di stabilità, sull’immigrazione, succederà su Alitalia succederà sull’ambiente. Tutti sanno che (vedi editoriale qui sopra) la posizione italiana contro la cabala verde europea 20-20-20, cioè la riduzione del 20 per cento delle emissioni inquinanti entro il 2020, è sensata (perché quei vincoli sono inattuabili) e appoggiata, anche se non ufficialmente, da altre cancellerie, per esempio da Parigi. Dunque il Cav. fa bene ad andare dritto per la sua strada, l’Europa lo seguirà.